giovedì 21 novembre 2019

LUIGI VERONELLI, 15 ANNI DOPO, PUR SEMPRE MITO UNICO E LEGGENDARIO



 
 
Chiariamo subito: siamo tutti debitori a Luigi Veronelli figura leggendaria ed uomo autentico. Lo siamo all’enogastronomo antesignano e moderno insieme, al giornalista polemico, al fine scrittore, all’editore coraggioso, al precursore conduttore televisivo del settore, oltre che al filosofo ed anarchico sui generis. Con questo servizio speciale ricordiamo i 15 anni dalla scomparsa di Gino (così per gli amici veri), di quel tardo pomeriggio di lunedì 29 novembre a Bergamo, all'età di 78 anni, lui milanese appassionato ma cittadino del mondo. Ho vissuto quasi quindici anni a fianco dell’uomo Veronelli nel pieno degli anni più entusiasmanti, quelli della sua “L’Etichetta” e delle sue millanta Guide, in un ruolo che mi consentiva, soprattutto per la sua amicizia e fiducia, d’intervenire e conoscere ogni minimo particolare della sua vita professionale ed umana.
Tra aspetti di marketing e redazionali, viaggiando ovunque con lui (guai non disporre di automobili comode e sicure ove amava distendersi e riposare mentre ci scambiavamo idee, suggestioni e pensieri d’ogni genere. Da soli piuttosto che con le rispettive compagne di vita, tra confidenze personali, familiari e professionali d’ogni genere. Canzonandomi talvolta, quando dinanzi ad interlocutori insistenti driblava dicendo “parlate con Bruno, il mio padrone..”, lui che di padroni non ne ha mai avuto, anzi li spediva al diavolo per il suo istinto di “libertà vo cercando”. Sorrido amabilmente quando leggo od ascolto di gente che lo cita, mette immagini con lui o qualche epistola ed accenna a comuni pensieri, volendo sottolineare che “conosceva” Veronelli.., pur di poterlo citare, dimenticando che la gentilezza di Gino era tale che quasi mai disdegnava cortesia e disponibilità all’ascolto ed al dialogo. Proverbiale la sua “Corrispondenza pubblica e violata” a cui dedicava ore ed ore, anche quando lontano dalla sua dimora bergamasca di via Sudorno o quando dominava con la sua presenza gli uffici de “L’Etichetta” in via Barozzi nel pieno centro di Milano. Di lettere e messaggi ne riceveva millanta, tutti singolarmente esaminati e spesso anche di notte, sino a condizionare la sua vista usando quasi sempre la sua scrittura manuale volendo rispondere a tutti, prima di passarli alla sua segreteria od a chi, tra noi, doveva gestirli per diversi motivi. Negli ultimi suoi anni di vita l’attività fisica fu forzatamente ridotta nei viaggi condivisi ma non nella tenace linearità dei suoi interventi giornalistici o da enogastronomo, rallentando pertanto la nostra frequentazione. E quando la sera del 29 novembre fui raggiunto dalla notizia che ci aveva lasciato, la mia vita ebbe un sussulto che da allora mi accompagna con triste ma immensa dolcezza verso un uomo che, per tanti versi, era stato anche un rigoroso padre (c’erano vent’anni di differenza) rispetto a quello vero che avevo perso quando ne avevo solo 15. Seguì un mio saluto, inviato con fax, ma scritto a mano come a lui piaceva, in attesa del saluto che avvenne l’1 dicembre al Cimitero Monumentale di Bergamo tra tanta gente giunta da diverse terre, quella che a lui piaceva “camminare”! Di libri ed articoli su Gino Veronelli ne sono usciti a iosa, ma esemplare è “Luigi Veronelli” (Giunti e Slow Food editori) del genero e suo curatore personale Gian Luigi Rota e dell’autore teatrale e televisivo Nichi Stefi, persone con cui Gino ha avuto un profondo legame personale e professionale. Sovente il resto è noia autocelebrativa di chi, usando abilmente Gino ormai scomparso, ha voluto o vuole farsi pubblicità autoreferenziale, come la quantità di allievi veri o presunti che non si contano.. Al pari invece dell’immensa produzione giornalistica, editoriale e d’interventi di Veronelli che soprattutto nelle sue riviste (quelle dirette od edite da lui stesso, in primis “L’Etichetta” ed “EV”) ha saputo offrire spunti, meditazioni e lezioni intorno a Terra e Tavole prima di chiunque altro, od appena dopo (vedi Paolo Monelli, Mario Soldati, Gianni Brera) ma con una completezza unica e personalissima insieme ad un’eredità linguistica e con una continuità lessicografica e interpretativa. Perché Gino non era solo uno scrittore di vino, ma un intellettuale a tutti gli effetti, uomo coltissimo, grande polemista, pieno di coraggio e di personalità. Un vero Maestro riconosciuto da tutti, salvo qualche mediocre polemista della domenica o food blogger che l’ignorano o snobbano per totale ignoranza. Ed al di là dei suoi primi libri e collane come i primissimi sul vino: “I Vini d’Italia” del 1961 (Canesi Editore Roma), i Cataloghi Bolaffi sui vini e le pioniere “Guide all’Italia Piacevole” dal 1968 (Garzanti) e poi “Le Cose Buone di Veronelli”, il “Repertorio e Dizionario dei Vini” e tanto altro ancora. Abbiamo pertanto scelto solo alcuni pezzi dai suoi scritti, volutamente di anni distanti tra loro poiché ancora oggi risuonano attualissimi proprio in quanto universali nella filosofia d’un uomo eccezionale che, tra l’altro, soleva definirsi con semplicità “Non sono un maestro, sono un notaro” sottolineando che “Anarchia per me è la libertà dell’altro”! Non dimenticando episodi chiave e simbolo di grande libertà, come quando negli anni Ottanta, Veronelli viene nuovamente arrestato e condannato a sei mesi per aver indotto alla rivolta i contadini piemontesi, mentre vent’anni prima, nella primavera del 1961, l’ultima volta di un libro messo pubblicamente al rogo in Italia, nel cortile della Questura di Varese a bruciare fu “Storielle, racconti e raccontini“, opera del Marchese De Sade, pubblicato dalla sua piccola casa editrice nel 1957. In quegli stessi anni, tra metà anni ’50 sino ai primi del ’60 Veronelli realizzò, anche come editore, la rivista “Il Gastronomo”, che ebbe un inatteso successo e quale primo documento ufficiale della sua esaltante, quasi cinquantenaria carriera di giornalista e scrittore, esperto esemplare ed opinion leader in “cose buone”. Scrivendo, tra l’altro, nel suo primo editoriale: “Questa nuova rivista si rivolge ai gastronomi, ai cuochi e alle cuoche italiani, con l’intenzione di trattare e risolvere i problemi dell’arte gastronomica, di richiedere il rinnovamento dei nostri ristoranti perché si adeguino alle raffinate e pur semplici esigenze di una clientela educata (rinnovamento che ha dato in Francia e in altri paesi, risultati anche economicamente stupefacenti), e di ricordare alle gentili lettrici le purtroppo dimenticate ricette dei nostri vecchi e l’amore per la cucina… Solo la gente volgare giudica la gastronomia una disciplina volgare e la crede rivolta all’unica soddisfazione dell’appetito. Il mangiare ha tale funzione e non la gastronomia… Il vero signore - e può esserlo il più modesto degli operai e non esserlo il più titolato dei nobili - si avvicina alla tavola per soddisfare il bisogno dettato dalla nuova natura, ma, come in ogni altro momento della sua vita, è partecipe e consapevole di quello che fa, desidera farlo bene e trarne ogni piacere…La gastronomia si rivolge allo spirito di chi mangia perché sia indotto a raccogliere ed esaltare le sensazioni del gusto. Essa è l’arte del gusto come la musica è l’arte dell’udito, come la pittura, scultura, architettura sono le arti della vista. Così essa ha i suoi artefici, i cuochi, ed i suoi critici, i buongustai, e come ogni arte richiede ai suoi seguaci qualità elettive e meditato studio… La nostra rivista vuole aiutare i gastronomi e i cuochi a riportare la cucina italiana allo splendore di un tempo e si propone di iniziare un colloquio su tale aspetto, non il minore, del costume.”. Vent’anni dopo, agli inizi degli anni ’70, grazie ad uno scritto mai pubblicato su Panorama (con cui allora Veronelli collaborava, come poi avvenne con L’Espresso e tanti altre riviste e giornali) e ritrovato da G.A.Rota, ecco cosa scriveva sul cibo, come ancora oggi viene sottolineato per essere fedeli alla terra anche a tavola ed in cantina : “Sino a ier l’altro si ostentava massima sicurezza, nessun dubbio: utopia la difesa delle abitudini alimentari del passato; l’industria era il bene, il giusto, l’auspicabile; si andava verso il cibo chimico, addirittura la santa pillola, il prodotto unico, completo e razionale, quindi “industriale”, che avrebbe risolto magicamente ogni problema; e si brindava all’avvento della società del benessere… All’improvviso si ci è accorti: non del benessere, si correva alla società del malessere, con pericoli via via più scoperti di autodistruzione. La voce dei pochi, ed io tra quelli, che predicavano la necessità di rimanere fedeli alla terra anche a tavola e in cantina L’esigenza proclamata dei buoni cibi e dei buoni vini non era e non è una moda, non uno dei vari aspetti della conservazione o il retorico sconforto per il tempo passato degli accademici di cucina. Tutt’altro: è aspetto, certo non ultimo, della difesa giovane di quei valori umani che industrie avide e incontrollate vogliono distruggere e annullare. Giorno per giorno si precisa la volontà comune di una natura pulita: mari, boschi, campi, monti puliti, capaci di dare cibi puliti… Abbiamo bisogno di meditazione e di equilibrio: il “ritorno contadino” non è rifiuto della tecnica; è l’invito – anche e soprattutto nel nostro campo – a sottomettere sempre e comunque la tecnica al rispetto delle esigenze umane.” Idee chiare e nette, una filosofia non solo di vita ma quale strada da percorrere per tutto il mondo agroalimentare ed enogastronomico italiano. Ed ecco che nell’autunno 1983 nasce ed esce L’Etichetta, trimestrale (e poi bimestrale) che per originalità, impegno e bellezza sconvolgerà l’editoria enogastronomica italiana, con Direttore (sino al 1991) Luigi Veronelli.
Un’idea nata per descrivere la giornata del “giovin signore” (di pariniana memoria) che ricerca per sè il meglio in qualsiasi momento e gesto della stessa. Con una descrizione, come lo stesso Veronelli precisa, che ha, per ogni argomento, una doppia narrazione: un pezzo teorico, a cura di una grande firma o di un personaggio noto capace di provocare emozione; un pezzo pratico, a cura di un esperto, un giornalista specializzato, capace di indirizzare nella scelta dei migliori prodotti sul mercato. Il tutto con articoli corredati da immagini affidate ai più grandi fotografi, italiani e/o esteri che interpretano individualmente ogni numero, ed un’impaginazione e grafica di grandi eleganza e modernità. L’Etichetta”, dichiarerà Veronelli, “nasce col proposito di accompagnare e sottolineare il crescere dell’esigenza qualitativa. “Una rivista, numero via numero, che ha accompagna il lettore nella scelta degli oggetti, dei cibi e dei vini che servono alla sua vita materiale. Il mangiare e il bere corrispondono a precise necessità.” Un format nuovo e vincente, non solo in Italia, anche in Francia e negli Stati Uniti, che descriverà di persona, sottolinea Veronelli, di: un uomo dato alla gola, ed a tutti i piaceri sensuali e mondani - provati da me, goduti da me, scritti da me - ti racconterò la serie lunga e provocante dei cibi, dei vini, delle acqueviti e degli accessori di tavola.”
Il periodo in cui, nei tanti viaggi comuni in Italia ed all’estero, e durante le giornate del Vinitaly veronese, s’instaurano rapporti preferenziali anche con millanta persone, sia quelli fugaci, ma con individui che poi diranno d’avere intessuto rapporti importanti con Veronelli (falsi e bugiardi, costoro..), e tanti altri e veri personaggi (pur non famosi) che anche se con incontri fugaci per il poco tempo insieme, in realtà sono stati un riferimento vero. Come nelle giornate tra Veneto e Friuli di “Terra Madre” quella originale nella sua nascita (e non quella di Slow Food venuta dopo.., ma prima) tra aprile e maggio 1992, come anche da me raccontato su “L’Etichetta” grazie alla speciale collaborazione con l’Associazione per la qualità “L’Altratavola”. Giungendo poi agli ultimi anni di Veronelli ove, con straordinaria vitalità, Gino crea e sviluppa, insieme ai “giovani estremi” dei centri sociali, iniziative come “Terra e Libertà/Critical Wine”, ed elabora proposte rivoluzionarie quali il Prezzo Sorgente,. Ma soprattutto dando vita all’autocertificazione delle De.Co., le Denominazioni Comunali che permettono ad ogni Sindaco di dare valore, non come marchio di qualità, ma quale forte identità territoriale e storica di specifici prodotti, piatti o saperi, proseguendo a dare battaglia all’industria alimentare quando invadente ed equivoca come nella denuncia delle frodi dell’olio e dunque sempre a fianco dei “suoi” contadini e vignaioli del privilegio. E proprio ai giovani si rivolge: “Pensateci ragazzi. L’abbandono delle città, degli stabilimenti e il ritorno alla terra e al suo lavoro in condizioni ambientali, a volte difficili, a volte paradisiache, sempre di fronte al mare, alla campagna, ai boschi, ai monti. Con una remunerazione individuale assai alta, data l’eccellenza dei prodotti terragni, ottenuti con mezzi artigianali, se non addirittura manuali…(poiché, ndr) Nei fatti, ogni uomo, in ogni parte del mondo, con leggi giuste, potrebbe vivere con il lavoro della propria terra. Nella nostra patria - la patria è ciò che si conosce e si capisce - i contadini, sia piccoli proprietari, sia braccianti, potrebbero essere, per il favore del terreno e del clima, addirittura dei privilegiati”. Sono ormai 15 anni che Luigi Veronelli ci ha lasciato, ed oggi la sua “filosofia” è espressa in particolare con le iniziative del Seminario Permanente Luigi Veronelli di Bergamo, un'associazione senza fini di lucro intitolato al massimo degustatore e critico gastronomico del Novecento, che oltre ad eventi pubblica l’annuale “Guida I Vini di Veronelli”, e con l’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli presso la sede della Fondazione Giorgio Cini, sulla splendida Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola, ispirata alle rivoluzionarie idee veronelliane. Oltre a quanti, come noi e pochi altri, quelli sinceri ed autentici interpreti, proseguono con varie attività cercando, molto modestamente, di onorare la sua filosofia. Certo è che Gino se ne è andato, e come qualcuno ha magistralmente scritto: “Lasciandoci un vuoto secco come una bottiglia senza allegria, un vuoto che pensare di colmare è ridicolo quanto impossibile. Ma ci ha lasciato la voglia di ribellarci e di seminare”…Evviva!!!
Bruno Sganga

sabato 19 ottobre 2019

Le Vie del Gusto a Villorba



Secondo l'Agnoletti, "Villorba" deriva dal latino Villa Urbis, in riferimento alla residenza dei Collalto, un palazzo (villa) costruito nei pressi della città di Treviso (urbs). Secondo il Dizionario di toponomastica - I nomi geografici italiani edito dalla UTET, invece, "Villorba" è variante di "Villaorba" (toponimo anche a Basiliano, provincia di Udine), dove l'aggettivo latino orba o orbata significa "povera". Quest'ultima etimologia è quella ufficiale nel sito dei comuni italiani http://www.comuni-italiani.it/026/091/.

Il viaggio del gusto ha portato i giornalisti e i comunicatori a Carità,ove ha sede il Municipio.
Fate un salto alla Pizzeria Ristorante K2 (Il Ristorante Pizzeria K2 ha una lunga tradizione per la ristorazione di qualità: gli ospiti saranno rapiti dai piatti di pesce accompagnati da vini del territorio e della Lucania.La Pizzeria propone ottime pizze anche a pranzo) o all'Angolo Bar, ove Anna vi attende con le sue proposte (cicchetti a volontà,primi piatti, buoni vini,aperitivi......).
Un altro punto di eccellenza è certamente il Panificio Pasticceria Mion,in piazza Umberto I.

L'abitato attuale era chiamato un tempo Borgo di Fontane, mentre quello contiguo di Fontane Chiesa Vecchia era la Fontane originaria. Le due località si estendono all'estremità meridionale del comune, adiacenti a quelle di Sant'Artemio e Santa Maria del Rovere di Treviso. Il territorio, pianeggiante, è attraversato da diversi corsi d'acqua alimentati dalle numerose risorgive dei dintorni: a ovest scorre il torrente Giavera, che qui si getta nel Pegorile, mentre a est passa la Piavesella di Nervesa con il canale di Fontane, suo affluente di destra.
Storia. Nota anticamente come Giustignago o Lago di Giustina, il toponimo attuale testimonia la notevole presenza di risorgive.Un primo nucleo abitato doveva esistere già nel XII secolo, quando viene citata una chiesa intitolata a Santa Maria di Fontane.L'economia del paese si resse sin dal XIII secolo sulla presenza di mulini, cartiere e opifici azionati dai numerosi corsi d'acqua. Dal XVI secolo assunsero invece importanza le coltivazioni di canapa e lino.Fu comune autonomo in epoca napoleonica.

Il Viaggio del Gusto ci porta alla Pasticceria Netto,Casa del Dolce, con la sua lunga storia di bontà artigianale.

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domenica 28 luglio 2019

Con Sluurpy alla ricerca delle “tradizioni vive”




La nostra bella Italia pullula di città, borghi e territori in cui si conserva il ricordo della tradizione, nel campo artistico ed artigianale, ma soprattutto in quello più squisitamente enogastronomico.
Chef o semplici osti offrono manicaretti che sono la migliore espressione del territorio e della sua storia. La tradizione però non deve essere un semplice ricordo archeologico, ma un riproporre vini e cibi con una fedeltà sostanziale, che non esclude però un adeguamento nel tempo, secondo il mutare delle esigenze di vita e dei gusti. Questo equilibrio fra fedeltà al passato e sensibilità ai mutamenti nelle esigenze e nei gusti è ciò che fa di un semplice cuoco un artista.
Per esemplificare questo mutamento irreversibile nei gusti, basti pensare alla ricetta dei Tortellini data dall’Artusi, il creatore della cultura gastronomica italiana, che prevede per il ripieno ben 60 gr. di midollo di bue, contro i 20 di Mortadella e i 30 di prosciutto, mentre nessun Bolognese oggi penserebbe di usare neppure un grammo di midollo!
Dunque non è semplice distinguere le modifiche alla tradizione lecite ed anzi augurabili, da quelle che imbastardiscono la nostra cultura gastronomica.
Sluurpy, il portale che non si limita ad una semplice segnalazione dei Ristoranti, ma pubblica i loro menù digitalizzati, ricevendo più di 2 milioni di visite mensili, ha pensato di segnalare i sapienti custodi di queste tradizioni vive.

Per individuarli ha pensato di rivolgersi innanzi tutto ai valorosi giornalisti di ”Borghi Europei del Gusto”, un’Associazione di esperti gastronomi che opera con il patrocinio del Consiglio d’Europa, i quali hanno accettato la sfida e si impegneranno a girare per borghi e paesi alla ricerca di ristoranti, stellati o semplici locande o anche agriturismi che si impegnano a proporre l’autentica tradizione viva della nostra cultura gastronomica.
Ma anche il pubblico, ogni volta che trova un Ristorante che gli sembra meritevole della segnalazione, potrà segnalarlo tramite il portale Sluurpy. Questi ristoranti riceveranno quindi la visita ispettiva dei giornalisti di Borghi Europei del Gusto, che valuteranno se sono meritevoli del riconoscimento.
Slurpy quindi, accanto al nome dell’esercizio così prescelto pubblicherà questo simbolo
per individuare questi esercenti che si impegnano nella meritoria difesa delle tradizioni vive della nostra cultura enogastronomica.
L’iniziativa è stata presentata ufficialmente nello splendido Agriturismo CAB Massari di Conselice, un luogo un tempo paludoso, che la laboriosità e la fatica degli abitanti, riuniti in Cooperativa fin dal 1890, ha saputo rendere uno splendido giardino i cui i frutti hanno costituito gli
ingredienti della splendida cena, perfettamente in consonanza con lo spirito dell’iniziativa “Tradizioni Vive”, a cui ha partecipato anche la Sindaca di Conselice Paola Pula.
Da ora in poi quindi, grazie a Sluurpy, potremo conoscere e degustare i migliori prodotti della nostra gustosa e sana cucina.
GianluigiPagano